Negli ultimi mesi pensieri ricorrenti accompagnano l’arrivo di Morfeo.
Le sensazioni che ho assorbito, trattenuto e a volte sopportato durante il giorno riemergono per essere valutate. Le collego ai miei ricordi ma basta uno dei suoni della notte come un grillo che si risveglia che subito la mia fantasia si reindirizza in un batter d’occhio.
Immagini del passato, di altri letti dai quali provenivano altre luci, altri suoni, altri colori. La brandina verde alla materna, uno dei miei primi ricordi. La luce che entrava dai fori delle tapparelle nei pomeriggi estivi e la consistenza della sabbia mentre la tenevo in mano e giocavo da solo.
E parte come una valanga una ricerca delle sensazioni più intense che hanno lasciato delle pietre miliari nell’evoluzione della mia consapevolezza.
Questa miriade di immagini si mescola incontrollata alla mia fantasia e a quella di chi ha scritto libri o girato film e ne scaturisce un turbinio colorato e multiforme di cui mi godo beato la deliziosa anarchia.
E rifletto che questa quantità indescrivibile che è la mia vita interiore a un certo punto svanirà. E che questo accade a tutti.
Mi sembra uno spreco ingiusto e disperato che tutta questa ricchezza di tutti gli uomini precipiti in un oceano.
La stessa sensazioni che si prova quando guardiamo un anello che si inabissa dopo che ci è cascato dalla mano e non possiamo fare niente se non guardarlo con strazio mentre affonda.
Mi sento solo. Unico ma solo.
E penso al calore, a mia moglie di fianco a me e ai miei figli. Ma anche loro non sono sotto il mio controllo, potrei perderli senza riuscire a fermarli e l’angoscia divampa come un fuoco di benzina.
Mi rifugio nella preghiera. E mi accorgo che per me è una coperta calda durante una bufera che ti coglie durante una gita in montagna. Hai bisogno del suo tepore perché sai cosa vuol dire non averlo più.
E ti chiedi, e chiedi, che ti venga svelato ancora una volta quale possa essere il punto di fuga dentro al quale si vanno a infilare tutte le domande che non hanno una risposta definitiva.
Alla fine di questo giro, nel momento in cui non potremo più trasformare la volontà in azione e ci rimarrà solo la possibilità di osservare e riflettere, non sarà più possibile rimandare la ricerca di questa risposta che tumultuosamente scuote i momenti di quiete.