dom 14 ott, 2012

Chi è genitore sa che spesso uno dei modi per incuriosire di più un bimbo è quello di nascondergli male qualcosa. Intuita la novità, la frase che lo scatena è: “no, è proibito, non puoi farlo”. Immediatamente il bambino metterà in gioco tutta la sua volontà per estorcere il segreto e collaudare la tempra del genitore.
Nello stesso modo le avversità atmosferiche rendono più difficile il viaggio, specialmente quello in moto. Condizioni atmosferiche avverse comportano più rischi e scomodità, più difficoltà e qualche volta pericoli. Per qualche oscura ragione, ma più semplicemente perché sono uno sconsiderato, l’idea di fare qualcosa di azzardato mi attira per il solo fatto che la maggior parte dei benpensanti pensano sia un’idiozia perché troppo impegnativa e scomoda, e perché quando si parla di bel tempo vuol dire sole, quando si parla di brutto tempo è quando fa freddo.
Aggiungi al quadro che quest’anno in montagna ci sono stato una volta sola in moto… ed ecco che un sabato diventa propizio per compiere l’impresa. Lo Stelvio, due settimane prima della chiusura invernale. Un passo che già a settembre ha visto diverse volte il termometro scendere parecchio sotto allo zero e qualche nevicata imbiancarne il profilo.
Quindi le previsioni danno nuvolo in pianura e anche sul passo, il desiderio inconfessato è che nevichi in modo da rendere più piccante la situazione. Poi mi scopro nel pensiero e mi do del cretino, e poi mi riguardo e scopro che è quello che voglio e che devo smettere di essere ipocrita e accettarmi per quello che sono.
La sera preparo i vestiti e vado a letto a mezzanotte, sognando il freddo dell’inverno pieno. Alle 5 e mezza mio figlio si sveglia e pretende il lettone, e io ne approfitto per levarmi, sciacquarmi la faccia e uscire.
Notte fonda, completa. Le palpebre che bruciano, l’aria fresca e umida, il pensiero delle coperte.
Poi tiro fuori la moto, mi vesto e alle 6.16 parto. I nuovi fari danno una bella luce chiara e potente, le manopole sul minimo un po’ di tepore anche se 11 gradi non sono una temperatura invernale ho indossato i guanti estivi per vedere se le leggende sulle manopole che ti permettono di andare a mani nude all’elefantentreffen sono vere.
Noia senza fine fino a Novate Mezzola, quando dietro alle Montagne il blu cede il passo ad un azzurro ghiacciato e a uno sprazzo verde.
Ecco Chiavenna, dove con la luce dell’alba, alle 7.30, entro da Mastai. Scelgo la brioche che mi viene riempita con una bella crema giallo uovo, un cappuccino che è una nuvola e una sosta di un quarto d’ora.
Riparto con la luce e vedo con piacere che non ci sono nuvole, e il termometro mi da ragione. Da 8 gradi arriva presto a 2, e avvicinandomi al Maloja le cifre diventano negative fino a meno tre. Dopo il passo del Maloja il lago di Sils mi accoglie con una leggera caligine che si eleva dalla superficie dell’acqua nera e tranquilla.
Minuscole nuvolette riposano a cinque metri dal lago e tutto è quiete.

1

Devio per il Passo Bernina ma nonostante le manopole ho il dorso della mano ghiacciata e passo ai guanti invernali. Salgo con prudenza perché l’umidità che vedo al centro della strada potrebbe essere acqua… o qualcos’altro. Il cielo è blu e grigio, le montagne sono screziate con una neve poco convinta.
Entro in Italia e faccio la forcola di Livigno. La valle dapprima stretta si allarga poi in una conca ampia e rocciosa, desolata e inospitale. Meno cinque, sono le nove e mezza e ho di nuovo fame. 2
Finito il vallone della morte arriva Livigno e complice uno sprazzo di sole e le persone già in giro, faccio benzina e un’altra colazione. Il pieno mi costa 22 euro, la benzina sta a 1.20 e il gasolio a 1.097.
Contento del risparmio, arrabbiato perché… ci siamo capiti. Entro in barettino che avevo adocchiato prima e la titolare parla una lingua a me sconosciuta e incomprensibile tranne che per qualche parola.
Mi godo un tris di mini brioscine e un cappuccio e una sosta di mezz’ora al sole mi scalda i piedi e mi ridà le energie. Il termometro della moto segna 11 gradi che ridiventano 5 quando arrivo al passo d’Eira e tali rimarranno fino al bivio per lo Stelvio.
La salita al passo è fantastica: traffico zero, un poco di sole, 6 gradi e la strada pulita. La strafottente e riottosa caponord prende senso quando non la usi da pensionato ma apri il gas. Il V2 sale vigoroso, allunga contento sui tornanti.
Il pignone più piccolo trova una sua collocazione tra un tornante e l’altro mentre nei brevi tratti dritti mi godo un’aquila nera che, anch’essa, volteggia sulla valle.
3
Improvvisamente, il passo. Alzo la temperatura delle manopole e arrivo, felice. Poca neve per strada, sono le 11.40, e il cielo è mezzo aperto.
Più moto che macchine, sono contento di non essere l’unico stupido. Ma il vento, quello c’è, e mentre Richard prepara i Wurstel mi prendo un bel berrettino colorato che mi copre le orecchie e mi fa godere l’aria senza rischiare necrosi e collo ingessato.
4
Chiacchiero con l’omino dei wurstel e con qualche motociclista e a mezzogiorno mi godo la preparazione del mio panino.
Richard taglia a metà la salsiccia e la fa abbrustolire sulla piastra anche all’interno, mentre taglia il pane e lo fa scaldare. Mi scalda sulla piastra i krauti che prendono su il sughino della salsiccia.
Spalma due bei cucchiai di senape gialla sul pane, ci adagia i krauti e ci mette la salsiccia. Un bel foglio di carta oleata, uno sconto di cinquanta centesimi e io mi godo il mio panino mentre mi guardo il passo.
Mentre mangio qualche fiocchetto di neve cade, ma visto il cielo chiaro penso che sia un po’ di polvere portata dal vento che comincia a montare sempre di più.
Venti minuti dopo non è polvere, ma una neve dura e aguzza che non si scioglie; mentre io me ne sto sulla panchina a godermi lo spettacolo avvolto nel mio goretex.
5
Dieci minuti dopo la neve cade orizzontalmente, e quasi tutti i bar sono chiusi… mi rimetto il casco e scendo.
E’ mezzogiorno e mezza, metto i guanti invernali e scendo verso l’Umbrail Pass.
Ora il cielo è grigio e coperto, nevica bene con un vento dritto e sferzante. La Svizzera mi accoglie con il doppio del vento e la nebbia, e una strada deserta.
Mettiamoci che la faccio su uno sterrato…ed ecco che suona il diapason. Incredibile…. Ma sono felice.
Ecco quello che volevo: sono io con la mia moto, nel punto del viaggio in cui sono più lontano da casa e dal comfort, in mezzo a una montagna che ti dice le cose in faccia, senza cortesia e mezzi termini.
Mi devo fermare per mettere al riparo telefoni e portafogli e coprire la borsa da serbatoio. Mi si bagnano le mani e il vento gelido le accarezza con la gentilezza.
Provo a rimettermi i guanti ma le mani sono bagnate e dolenti, è un’impresa anche questa, ma le manopole mi aiutano nei dieci minuti successivi a dimenticare l’episodio.
Scendo verso Santa Maria in Munstertal e nel giro di dieci minuti…. Smette di nevicare e piovere, l’erba è verde, i prati ricchi, un po’ di sole mette allegria.
6
E’ l’una in punto e sono tornato in autunno inoltrato con i suoi boschi ingialliti dai larici e dalle betulle, dove le ultime vacche si godono l’alpeggio e i fiorellini resistono alla frescura.
Rimetto i guanti estivi e asciugo il casco, ripartendo verso Zernez.
Il fondo valle che poi risale verso l’Ofenpass è uno dei più belli della Svizzera e delle Alpi, il parco Naziunal è meraviglioso e la strada veloce e tortuosa sfila tra boschi immensi e prati ordinati.
Nervosamente, le curve si accorciano e comincia la salita al passo che da questo versante è una delle più belle che esistano: curve rotonde in contro pendenza, asfalto perfetto e visibilità fantastica.
Porto la moto vicino alla mezzeria e poi la accompagno a prendere la corda pelando il gas… arrivato nella curva mi sposto verso l’interno e pelo la manetta fino a quando riprendo la corda accelerando fino alla curva successiva. E ogni volta il succulento rumore di aspirazione del motore e il contagiri che sale verso l’alto mentre il tornante successivo si avvicina e prepari un’altra curva.
Le macchine sembrano il tir di Duel, inchiodati dalla gravità e dall’accelerazione laterale. La mia moto gode come una pazza e io sono in paradiso.
Scendo quasi senza gas verso Zernez e poi percorro tutta l’engadina, facendo una sosta sul bivio per l’Albula. Il paesino che sta dall’altra parte dell’Eno è graziosissimo con le case tipiche, con le finestre piccole e quadrate che lasciano indovinare degli inverni decisamente freschi.
7
Scendo fino a poco prima del confine, dove faccio il pieno e bevo un caffè in tranquillità.
Passo la dogana e vedo il nero, là in fondo. Metto il cappuccio alla borsa da serbatoio, chiudo bene la giacca e metto le manopole al minimo, tenendo i guanti estivi.
Cinque minuti dopo comincia a piovere copiosamente, ed arrivato nel rettilineo prima di Chiavenna mi becco uno scroscio estivo, con le macchine che vanno a trenta all’ora e visibilità pessima.
Giacca e pantaloni fanno il loro dovere, i poveri guanti estivi si inzuppano inevitabilmente ma tanto le mani sono al caldo. Com’era iniziata, la pioggia finisce e la Trivulziana mi porta velocemente a Colico dove la pioggia ricomincia. Nelle gallerie mi asciugo, tra una galleria e l’altra il diluvio universale.
Anche a Lecco piove, ma a quel punto so di essere a mezz’ora da casa e me la faccio passare.
Alle 17.00 parcheggio la moto in box, e poco dopo mi godo una doccia calda, infinita, rigenerante.
Sono riuscito a togliere quella patina di gradevolezza che copriva l’immagine che avevo delle gite in moto sulle alpi. Sempre bello, cielo blu, fenomeni da pista in moto, camper ovunque, caldo quando torni in valle.
Oggi mi sono gustato la moto e la montagna con pienezza e fatto una cosa un po’ diversa.
Bentornato inverno.
Schwarz!

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