Una cara amica si sposa, e sceglie come scenario per accogliere le promesse il golfo di La Spezia, meglio conosciuto come Golfo dei Poeti.

Una buona parte della strada per arrivare la tocca dei luoghi molto piacevoli per chi ama guidare una moto e quindi decido di organizzarmi.

Tengo ad essere formale, quindi nel bauletto trovano spazio il mio completo, due camicie e le scarpe più graziose che ho, cravatte e cintura.

Mi porto dietro anche un paio di guanti un po più spessi, anche se mi viene detto che c’è uno scampolo d’estate in corso sulla Liguria.

Parto alle 7.00 e poco più di un’ora dopo sono a Fornovo di Taro. Esco dall’autostrada e il sole comincia a sorgere, splendido, sulle colline.

Appena uscito dal paese comincia la salita e la temperatura, che comunque non era alta prima, va in picchiata fino a 3 gradi. Altro che piccola estate…. Metto al massimo le manopole riscaldate e comincio a salire con passo sciolto anche se l’asfalto bagnato fa temere qualcosa di più pericoloso dell’umidità. Inoltre la strada è dissestata fino a Berceto.

Il panorama però ripaga ampiamente con il sole che si stende sul bosco ancora addormentato e una morbida foschia che si va diradando sui colli.

Piccole frazioni isolate immerse nella penombra fredda del bosco sbuffano fumo azzurro, l’aria ha quel bel profumo di camino appena acceso.

Alle nove sono sul passo della Cisa, dove qualche pellegrino cammina sulla via Francigena.

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Scendendo dal passo mi godo il tratto con l’asfalto messo meglio e in alcuni tratti tortuosi mi godo la perfezione della guida dinamica di Brunilde.

Una volta impostata la curva la moto rimane li: mi basta il gas per decidere se aprire o chiudere la curva. Mi basta un filo di gas per far danzare la 1190. Mi capita di pensare che sia un po pigra in terza per poi guardare il contamarce e accorgermi che in realtà sono in quarta…

Il motore frulla dolcissimo a tremila giri, provo un impressione di scorrevolezza nell’erogazione dei cavalli molto piacevole che può essere persino delicato se sei in grado di aprire la manetta con il micrometro.

Altrimenti se capotti il gas devi prepararti ai cavalli che si svegliano ben prima dei  6000 giri. Questa moto viene decantata per la “castagna” che arriva dopo i 6000, ma anche sotto c’è tanta birra e volendo ce la si può godere facendola scorrere tra una svolta e l’altra.

Ma il divertimento finisce presto, così come la batteria dell’iPhone. Nonostante la presa 12v attaccata, il telefono si scarica velocemente usando il navigatore.

Le manopole infatti si ciucciano tutto l’amperaggio a disposizione e non lasciano niente alla presa di corrente.

Giunto a Pontremoli alzo il cupolino e mi preparo per una mezz’oretta di autostrada. Spengo le manopole per ricaricare il telefono, tanto ci sono ben 12 gradi e il navigatore mi serve proprio adesso.

Solo che appena entrato in Serravalle ci sono 6 gradi e a 140 orari il freddo entra dalle mani e invade il corpo.

Giunto a La Spezia comincio a far entrare il caldo nel mio corpo anche se devo confessare l’invidia di chi percorreva questo strada in automobile.

Il pezzo da La Spezia a Portovenere da comunque divertimento e soddisfazione: basta un semplice camper per creare colonne di automobili a 50 orari.

L’altro vantaggio della moto è il parcheggio: lascio la K sul lungomare ed entro in un bar.

Un omone barbuto mi guarda e con uno stupefacente candore chiedo di potermi cambiare in bagno. Il tutto mi costa un caffè; con altrettanta innocenza chiedo di poter lasciare li giacca, borsa e stivali.

Senza problemi il ligure accetta.

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Salgo a piedi fino alla Chiesa di San Pietro e un sole caldissimo mi accoglie mentre mi godo un panorama meraviglioso. Il luogo è veramente magico, il calore si mangia il freddo accumulato che emerge a grandi brividi richiamato dai raggi del sole.

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Cerimonia bellissima, e di nuovo al bar dove dopo uno spritz con un amico mi rimetto i vestiti da motociclista e giungo a Lerici.

Quando arrivo in moto alla villa è come se avessi un lascia passare: sei in moto?! Grande… parcheggia pure là. Cambiati li, sai anche io amo le Ktm… ci sono amanti delle moto ovunque che ammirano quando la passione non viene tralasciata per la comodità.

Alle 18.30 riparto ed è già buio. Nel cuore la letizia per la gioia dei miei amici che hanno scelto il Matrimonio e il tramonto dietro al golfo.

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Giunto a Pontremoli… non resisto ed esco dall’autostrada. E’ buio pesto ormai, ma ci sono ancora 12 gradi. L’asfalto è asciutto e le curve arrivano subito.

Imparo che il faro proietta una sottile lama di luce oltre al fascio principale, e guardando il bosco nero in realtà si riesce a intuire quanto si sposta la curva.

Ovviamente non tengo il ritmo elevato della giornata anche perché mi fanno un po’ male i reni. La levataccia alle 6, il freddo della mattina e le ore in piedi per il matrimonio. Le accelerazioni a cui non sono abituato e di cui adoro abusare… alle 20 comincio a sentire la stanchezza.

Però non è male: il grip è notevole, imposto la curva in terza e con un filo di gas affronto la parte di curva che non vedo. L’asfalto è asciutto e integro, e con la pratica riesco finalmente a dosare il gas per ottenere fluidità nell’erogazione.

Al passo faccio una foto, un po’ di stretching e risalgo in moto: l’obiettivo è di rientrare a Fornovo. Subito dopo il passo però l’asfalto torna ad essere bagnato e trovarsi a fare una curva, tra stanchezza e buio, e vedere foglie morte e strada umida… non è il massimo.

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Decido per la comodità, e arrivato a Berceto faccio una sosta. Mi tolgo casco e sottocasco, e sento il vento fresco che abita una notte scura e selvatica. Attorno a me interminabili boschi si mangiano la luce, quel lucore onnipresente che c’è da noi in città qui non esiste. Le case sono roccaforti di fronte all’immensità della natura e della notte, provo quel vago senso di inquietudine che ha le sue radici in quel periodo dell’età dell’uomo in cui non eravamo noi a domare la natura. Un brivido vivificante mi corre lungo la schiena, questa sfida è veramente intrigante.

Tappi per le orecchie, pile nei pantaloni, fascia del paraschiena più stretta, cupolino settato più alto. Autostrada, sono pronto.

Entro in quel veloce tratto di asfalto nero che si chiama Autostrada della Cisa e comincio a scendere.

Non mi sembra di andare forte… la visibilità è quello che è, questa strada l’ho fatta due volte in vita mia e nelle curve il faro non illumina la parte in cui va l’occhio.                         Ma è comunque di più di quello che fanno gli automobilisti: molti di loro frenano prima della curva, qualcuno mentre è in corsia di sorpasso, a quella che stimo essere una velocità di 80 orari.

Mi godo ancora una volta la grande ciclistica del Kappone e quelle grandi gomme che sono le Pirelli.

Finite le deviazioni d’obbligo su ogni tratto appenninico italiano, ecco i rettifili.               Trovo una posizione adeguate in sella e filo a 137 orari fino a casa. Il casco è riparato decentemente ma le spalle sono esposte all’aria. Le gambe devono essere aderenti al serbatoio altrimenti l’aria le sposta all’esterno divaricandole con ovvio fastidio a queste velocità.

Diciamo che la protezione aerodinamica in autostrada è per me il momento in cui rimpiango la mia vecchia Caponord. Anche perché come consumi siamo intorno ai 17 con un litro mentre la caponord con questi ritmi stava sui 12.

Sosta di 5 minuti in un autogrill e alle 22.30 sono a casa.

Sono abbastanza a pezzi, 550 km fatti con temperature non miti e con una giornata così densa alle spalle non sono una passeggiata, ma sono bello pieno.

Ascolto il motore ticchettare, saluto Brunilde ed entro in casa, godendomi finalmente il caldo.

Schwarz!

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