E il Natale è arrivato un’altra volta.

E un’altra volta se n’è andato… ma da poco. E’ Santo Stefano, un caldo giorno dopo Natale, con il sole che splende caldo in un cielo abbastanza limpido.

Sono le due del pomeriggio, tra meno di tre ore il sole sarà tramontato e quindi la scelta obbligata è il Lario.

In superstrada senza grandi emozioni, è un po come andare in ufficio; una strada percorsa centinaia di volte che ti serve solo per arrivare alla svelta  nel luogo in cui dovrai gustarti qualche curva dignitosa.

L’occasione di provare il nuovo cupolino della super adventure è ghiotta, e i tratti in galleria scorrono via veloci. Molto veloci… il cupolino fa il suo dovere e in un attimo sono a Colico.

Esco dalla superstrada e metto la mappa rain. Conosco bene il tratto all’ombra del laghetto di Piona e ho bisogno di docilità. Mentre scorro di fianco al quasi laghetto che si forma poco prima di Colico mi godo la vista delle montagne che confinano con la Svizzera, sopra Gravedona.

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Pochi minuti dopo sono a Dervio, da dove prendo la strada che porta a Premana, salendo il percorso del torrente Varrone che da il nome a questa valle.

Anche qui ombra perenne e umidità viscidina che impongono un’andatura molto moderata, l’uso della parte iniziale del contagiri e sensibilità per capire se la moto ti obbedirà o farà di testa sua.

Il motore della 1190 non è solo potente, ma discretamente coppioso anche in basso; ovviamente non è un boxer, ma non strappa e questo aiuta parecchio quando devi dosare il gas. In più la mappa rain è davvero dolce e in 5 a 60 orari si viaggia con un filo di gas.

Il primo paese della Valle è Vestreno, poi una strada si stacca dalla provinciale e si dirige verso Sueglio. Non so cosa sia Sueglio o se la strada sarà chiusa, la speranza è di avere qualche bel panorama o di incontrare una sterrata non vietata.

I boschi sono gialli e secchi. Le querce e i faggi sono spogli e in attesa, i sempreverdi rimpolpano la foresta ma hanno il desiderio della neve, che rende queste valli spettacolari (quando cade).

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La strada sale stretta e umida nel bosco, fino a quando vedo un’indicazione per “Albergo Capriolo” che se non ricordo male è su un’altre delle strade che si staccano dalla provinciale, sempre verso la cima del Legnone.

Infatti è uno sterrato non proibito, facile e senza traffico. Il lago si apre sotto di me attraverso i boschi e inonda il versante con una luce abbacinante.

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Mi fermo a bere un sorso d’acqua e a fare due foto, soddisfatto di aver trovato un luogo così bello.

L’aria è trasparente, la foresta in dolce attesa della neve, la pulizia del bosco fatta da poco ha lasciato piccoli legnetti e segatura dorata sulla morbida pista che si dondola nella foresta.

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Ingoio avida l’aria che mi rende libero e riparto.

Purtroppo lo sterrato è corto, ma regala bellissimi panorami sulla valle e sul lago; quando finisce prendo il bivio che riporterà verso il basso, e da li su quella che penso sia una strada di collegamente, verso Premana.

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La stradina è stretta, ci passa una macchina alla volta. L’asfalto non è messo male, qualche volta il tracciato si allarga ma nel complesso sembra una delle stradine da bosco che ho percorso prima, questa non può essere la provinciale.

E’ vero che è qualche anno che non vengo più qui, ma non passa una macchina che una, i paesi sono sospesi in attesa o dell’inverno o della primavera…

Arrivo a Tremenico, poi Pagnona. Anche qui la strada scende a tornanti stretti in mezzo ai paesi che sono abitati (ci sono le macchine parcheggiate) ma non si vede anima viva.

Arrivo a Premana e qui un po di gente in giro c’è: non è proprio una metropoli e d’estate è sicuramente più affollata ma la luce azzurra che precede il tramonto è come l’ora di buio.

Mentre giro attorno alla piccola cittadina, isolata su uno spigolo della strada che scende fino a Lecco, arriva il tramonto.

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Faccio in tempo a fare una foto e riparto. A Taceno, una manciata di km dopo, ci sono 10 gradi in meno e arrivo a 4.5, che risalgono a 8 quando arrivo a Introbio.

In alcune parti la Valsassina prende il sole d’inverno, in altre un po’ meno; quindi più in alto sebbene l’aria si più rarefatta il sole arriva. Qui sotto rimane un soave ricordo estivo e si capisce che cosa sia l’inversione termica quando l’aria fredda ti congela le gambe e ringrazi le manopole riscaldate.

In effetti la tecnologia degli ultimi anni non è male: quando è umido metti una mappatura morbida, i controlli di trazione inseriti al massimo. L’ABS veglia sulle frenate improvvise, le manopole scaldano le mani e tu ti godi il motore che sonnecchia mentre in quarta e quinta marcia scivoli sul fondo valle.

Capannoni dagli occhi chiusi, bar dalle vetrine stanche, luminarie che tentano di lacerare la notte che arriva. Guardo il Grignone che si eleva massiccio sulla valle e si tiene stretto la neve sulla cima.

Il profumo aspro e aromatico dei camini che si accendono riscalda il tragitto, che ridiventa noia in superstrada.

Ma devo uscire, non ce la faccio a finire una giornata così in un modo così anonimo.

Vado per Erba, e percorro la statale che mi da la scusa di godermi la souplesse del motore: è bello sentire Brunilde così tranquilla, sapendo che ruotando appena il gas si sveglia la Valchiria che è in lei.

Ma stasera io voglio una compagna morbida e delicata, e non gli chiedo che di portarmi a casa in comodità.

Oggi abbiamo fatto superstrada, misto umido e difficile, sterratone e fondo valle da turisti e per ognuna di queste ho avuto una moto diversa ed uguale.

E ho respirato l’aria della montagna, anche se un po troppo calda per i miei gusti.

Ti aspetto, Generale Inverno.

 

 

 

 

 

 

 

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